Il cambiamento spaventa, ma restare fermi lo fa ancora di più
Francesca fissava il soffitto ogni sera prima di dormire, con quel peso opprimente sul petto. Aveva un lavoro sicuro, uno stipendio che le garantiva stabilità, ma ogni giorno sentiva di andare contro se stessa. Non aveva scelto quel lavoro, lo aveva accettato per necessità. E ora? Ora si sentiva intrappolata.
Quando è venuta da me, non c’erano solo frustrazione e rabbia nelle sue parole. C’era paura. La paura di non farcela, di perdere quella sicurezza economica che aveva tanto desiderato. “Se poi non riesco? Se mi pento? E se perdo tutto?” mi diceva.
Abbiamo iniziato esplorando le sue emozioni: era davvero il lavoro il problema o c’erano altre dinamiche, magari ambientali o personali? Spesso ci concentriamo su ciò che manca, senza vedere il valore di ciò che abbiamo già. E pian piano, parlando, è emerso qualcosa di importante: Francesca non era solo una dipendente insoddisfatta. Era una persona con enormi capacità organizzative, proattiva, capace di risolvere problemi, con competenze tecniche e umane che dava per scontate.
E qui è avvenuto il primo cambiamento: ha iniziato a vedersi in modo diverso. Ha smesso di focalizzarsi su ciò che non sopportava più e ha iniziato a chiedersi: “Cos’altro posso fare con quello che so?”
Ma il problema più grande era un altro: non riusciva a immaginarsi in un ruolo diverso. Il suo lavoro le era cucito addosso da così tanto tempo che non vedeva alternative. Qui abbiamo usato anche tecniche di arteterapia, per bypassare il blocco cognitivo e permetterle di esplorare senza giudizio.
Ed ecco che, quasi per gioco, emerge un’idea: le sarebbe piaciuto creare uno spazio per bambini, un dopo scuola per aiutare i genitori lavoratori. Ma subito dopo, la paura: “Non ho le competenze. Da dove comincio?”
Allora abbiamo iniziato a trasformare il sogno in un piano.
1. Aveva studiato alle magistrali, quindi aveva la base formativa.
2. Aveva esperienza come madre, sapeva cosa serviva ai bambini.
3. Aveva dei risparmi da investire in corsi di certificazione.
4. Il suo lavoro attuale poteva ancora darle stabilità mentre costruiva il nuovo progetto.
Mattoncino dopo mattoncino, ha iniziato a disegnare il suo futuro. Ha parlato con un commercialista, ha cercato spazi adatti, ha studiato le autorizzazioni comunali, ha scoperto bandi per l’imprenditoria femminile.
Quando le nostre sessioni sono finite, Francesca non aveva ancora aperto il suo spazio per bambini. Ma era cambiata. Non era più intrappolata nel suo lavoro, perché ora aveva un obiettivo. Sapeva cosa voleva e come arrivarci. E, soprattutto, aveva imparato a gestire i momenti difficili con gli strumenti giusti.
Perché il cambiamento spaventa, è vero. Ma a volte, restare fermi fa ancora più paura.
Forse anche tu, come Francesca, hai un sogno che hai paura di inseguire. Forse pensi di non essere all’altezza o che sia troppo tardi. Ma il cambiamento non è un salto nel vuoto: è un percorso che puoi costruire, passo dopo passo, proprio come ha fatto lei. Il coaching serve a questo: a farti vedere ciò che ancora non riesci a immaginare di te stesso.